Alphonse Mucha. Modernista e visionario
Anno 2010
Il Forte di Bard ha ospitato in occasione del centocinquantesimo anniversario della nascita dell'artista ceco Alphonse Mucha l'esposizione, "Alphonse Mucha: modernista e visionario". Il progetto promosso dall’Associazione Forte di Bard in collaborazione con la Fondazione Mucha e curato da Tomoko Sato, unica studiosa ufficiale della collezione per la Fondazione Mucha, ha portato per la prima volta in Italia la ricca produzione di questo maestro di stile.
Alphonse Mucha (1860-1939), artista ceco, è stato uno dei rappresentanti più significativi dell’Art Nouveau. Il suo stile lo rende “fautore” di un nuovo linguaggio comunicativo, di un’arte visiva innovatrice e potente: le immagini femminili dei suoi poster, fortemente sensuali e cariche di erotismo, entro composizioni grafiche ben precise arrivano e spopolano in tutti i ceti e gli ambienti della società dell’epoca e, tutt’ora, alla vista degli odiernissimi manifesti pubblicitari è possibile scorgere il gene artistico di Mucha. Lo “Stile Mucha” lo ha reso unico, riconoscibile, modernista appunto, eterno simbolo dell’Art Nouveau.
Fondamenti dell’arte di Alphonse Mucha sono il grande idealismo, l’amore e il fortissimo attaccamento per la sua patria. Sognava uno Stato slavo libero, libero dagli Asburgo, libero dal colonialismo sfruttatore dei governi stranieri e soprattutto libero di prendere forze, energie e solidarietà da sé stesso, dalle proprie tradizioni e dalla propria identità. Ecco il Mucha visionario che realizza l’opera più significativa: “L’Epopea Slava”.
Il percorso espositivo in tre parti, ha presentato vari ambiti, prospettive e aspetti dell’arte di Alphonse Mucha. Esaminerà Mucha padre della grafica, Mucha filosofo e artista visionario. Più di duecento opere della collezione della Fondazione, oltre ad una quarantina provenienti da collezioni private, hanno mostrato il lavoro e il genio creativo dell’artista: manifesti, libri, disegni, sculture, oli e acquerelli, oltre a fotografie, gioielli e opere decorative, hanno mostrato al pubblico la sua poliedricità e l’eclettismo della sua personalità.
Verso l’alto. L’ascesa come esperienza del sacro
Anno 2009
La montagna come luogo di solitudine, di meditazione, di incontro con una dimensione che trascende la realtà terrena. La mostra si propone di illustrare la forte componente simbolica, spirituale e antropologica della montagna, che rimanda al trascendere, all’infinito, all’eterno, al divino. Capolavori della storia dell’arte, fotografie e oggetti documentano queste valenze nelle diverse culture del mondo.
Il percorso espositivo:
Nelle sale delle Cannoniere, la sezione “L’arte, la montagna, il sacro” viene sviluppata attraverso un percorso iconografico con opere d’arte e oggetti, selezionati sulla base di alcuni temi guida a cui si può ricondurre l’interesse costante e diversificato per la montagna nelle civiltà prese in esame. Nella cultura messicana - rappresentata in mostra da opere provenienti dal Museo del Templo Mayor di Città del Messico - la montagna è intesa come axis mundi, l’asse che unisce le regioni cosmiche cielo-terra-inferi.
Due delle più prestigiose collezioni di arte asiatica di Parigi - il Museo Guimet e il Museo Cernuschi - hanno concesso in prestito dipinti, vasi e tessuti inediti che testimoniano le concezioni che caratterizzano la cultura cinese e quella tibetana: per la prima la montagna è dimora degli dei, per la seconda viene identificata con la divinità. Infine, la montagna come luogo di incontro tra l’uomo e Dio, come tramanda la tradizione ebraico-cristiana del Vecchio e del Nuovo Testamento, nei capolavori di alcuni maestri come Donatello, Domenico Beccafumi, Marc Chagall, Emilio Vedova.
Nelle Cantine, una sezione documentaria dal titolo “Introduzione alla montagna sacra” - attraverso immagini fotografiche, plastici, oggetti - sviluppa il tema della montagna come simbolo divino nelle civiltà dell’antica Mesopotamia, della Cina, delle popolazioni indiane del Nord America, delle popolazioni del Centro America.
Nella sezione “Le altezze dello spirito” allestita nel Corpo di Guardia I-II viene rappresentata l’ascensione in montagna nell’esperienza di Abele Blanc che vive quotidianamente della ricerca interiore attraverso le diverse forme di ascesa. In mostra, un video dal titolo “Quei momenti così intensi” del regista Carlo Alessandro Rossi, accompagnato da un’intervista dello stesso Abele e da musiche originali di Christian Thoma e, l’installazione multimediale “La montagna. Il valore del viaggio” che illustra artisticamente le tappe di un’ascensione, dalla partenza all’arrivo in vetta.
Il valore dell’altezza nella ricerca della spiritualità, indagato nelle confessioni religiose più diffuse oggi nel mondo, è oggetto dei preziosi scritti di approfondimento che Enzo Bianchi ha elaborato per la mostra e che trovano posto nel Deambulatorio. A completamento di tale tematica, un video prodotto dalla casa di produzione Azzurra dedicato ai Sacri Monti, la cui sezione in catalogo è curata da Antonio Tarzia, che spiega la loro importanza nella cultura religiosa.
A conclusione del percorso espositivo, nella Piazza d’Armi, l’installazione “Le Vette tra il Forte e il cielo”, ideata e progettata dal fotografo e regista Paolo Buroni, fonde in un unico linguaggio l’architettura del Forte con immagini e musica. Le mura della fortezza si smaterializzano per creare un luogo di meraviglia e stupore. Un inedito percorso sensoriale ed immersivo che lega la sensazione di verticalità con il concetto di spiritualità.
La ricchezza della mostra è ulteriormente testimoniata dalla superficie espositiva che supera i duemila metri quadrati.
Photo. Maestro della Pietà
Trittico
tempera su tavola, 64x80 cm
Pinacoteca Nazionale, Siena
Il castello. Disegni e osservazioni di Francesco Corni
Anno 2009
L’esposizione presenta un’accurata selezione delle eccezionali illustrazioni delle strutture fortificate e dei castelli della Valle d’Aosta, a partire dall’anno Mille sino al 1800, create da Francesco Corni, un maestro dell’arte grafica: i suoi disegni realizzati a china su carta da lucido, ricompongono con grande efficacia stilistica l’imponenza di strutture architettoniche, permettendone una migliore conoscenza attraverso una minuziosa ricostruzione dei dettagli. Il risultato complessivo è una raccolta di opere dal grande valore documentario che rappresentano un prezioso e utile supporto anche per approfondimenti di tipo didattico.
La mostra presenta al pubblico una quarantina di riproduzioni di disegni in cui l’autore, con la tecnica dello spaccato prospettico e della veduta dall’alto, coglie ogni monumento nel suo insieme, illustrando nel contempo, le fasi principali del suo sviluppo e le peculiarità costruttive che lo rendono unico. In evidenza i principali castelli della Valle d’Aosta, gran parte dei quali aperti al pubblico: i castelli primitivi di Cly a Saint-Denis e di Graines a Brusson, le residenze Sarriod de la Tour a Saint-Pierre e Sarriod d’Introd, i castelli compatti di Saint-Rhémy-en-Bosses e Ussel, i castelli di Fénis, Verrès, Avise, la tipica residenza ecclesiastica di Issogne, gli esempi barocchi di Aymavilles e Sarre, l’avvento dell’artiglieria con il Forte di Bard. In mostra anche un disegno della Torre di Bramafan di Aosta, quale esempio di tappa fondamentale dello sviluppo architettonico delle fortificazioni.
Terra. Materia e simbolo. Arte, video e foto
Anno 2008
In concomitanza con l’Anno Internazionale della Terra indetto dall’Unesco, l’Associazione Forte di Bard propone un evento espositivo dedicato all’elemento terra, curato da Enrico Crispolti e Pierluigi Carofano, con il sostegno della Regione Autonoma Valle d’Aosta, della Compagnia di San Paolo e della Fondazione CRT e il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dell’Unesco.
Raramente la nostra vita quotidiana ci porta a un contatto diretto con l’elemento terra. Essa è in parte nascosta sotto ciò che l’uomo vi ha costruito. La possibilità di svelare e far idealmente riaffiorare ciò che è celato ai nostri occhi è il principio che muove la mostra. La terra è nelle mani dell’uomo: l’esortazione affinché se ne prenda cura è il messaggio finale. Il percorso espositivo, allestito nei locali dell’Opera Carlo Alberto, affronta il profondo legame tra la terra e l’uomo articolandosi in quattro sezioni: storico-artistica, fotografica, iconografica e interattiva/esperienziale.
La prima delle quattro sezioni “Terra. Materia e simbolo” è collocata nelle sette sale delle Cannoniere. Si tratta di un percorso storico-artistico che presenta opere comprese in un arco cronologico che va dal Basso Medioevo sino all’età contemporanea e in un’area geografica che abbraccia l’Europa occidentale. Ogni sala contiene la messa in scena di una tematica correlata all’elemento terra. L’esposizione si apre con l’installazione multimediale e interattiva “Strati di pelle: terra da scoprire”, realizzata appositamente da N!03 studio ennezerotre: attraverso immagini che, alla presenza del visitatore si trasformano le une nelle altre, è mostrato il mutare, lo spogliarsi del paesaggio artificiale che torna ad essere naturale.
Nella prima sala, la terra è vista come uno dei quattro grandi elementi che compongono il cosmo: è la materia di cui siamo fatti, è l’elemento da cui tutto parte e che tutto regge. A rappresentare questo concetto, tra le altre opere, il capolavoro del fiammingo Louis Finson, I quattro elementi, in cui la terra è rappresentata come una vecchia in una postura soggiogata, nella sua funzione di sostentamento di tutti gli elementi. La vita e, in prospettiva religiosa, la creazione, hanno origine dalla terra, come ci ricorda la formella di Donatello con la Creazione di Adamo ed Eva.
Il percorso prosegue nella seconda sala. Qui la terra è la madre da cui proveniamo, come attestano gli stessi racconti della creazione. Proprio in quanto nostra origine, la terra è la nostra casa, il luogo della stabilità e ciò da cui traiamo nutrimento. Le opere in mostra giocano anche sull’opposizione, antropologica e sociologica, tra civiltà di terra e di mare. La terra rimanda alla sicurezza e alla stabilità, al mondo dell’economia e della casa. L’uomo si aggrappa con tutte le sue forze ad essa per sottrarsi alla furia degli elementi, come in "Temporale sulla valle del Piave" di Marco Ricci, dove l’arrivo improvviso della burrasca contrasta con l’arcadico paesaggio dove gli armenti pascolavano sino a quel momento serenamente.
La terza sala vuole mostrare la vita della terra, i suoi moti e le sue metamorfosi. Pur avendo forma opposta alla mobilità del mare, la terra ha vita ed energie represse. La sua stabilità contiene una forza profonda e sconvolgente. Dietro all’ordine della superficie, vi è un ribollire profondo, che, liberandosi, può diventare minaccioso. Il tema dell’eruzione dei vulcani e dei terremoti ne è magnifico esempio. In mostra opere quali Natura di Lucio Fontana, il Cretto di Alberto Burri, Adorazione del Bambino, di Antonio Corna. La superficie corrugata del mondo è tale non solo per la naturale varietà della terra, ma perché l’uomo la solca. Quando l’uomo, in cerca di avventure, solca i mari, i flutti si richiudono cancellando le tracce del suo passaggio, quando l’uomo solca la terra, la “costringe” a dare frutto: la quarta sala presenta i frutti del lavoro dell’uomo. Di tutto questo esiste, a partire dal Medioevo, un vasto repertorio iconografico, una vera e propria enciclopedia figurata del lavoro della campagna, mantenuto inalterato sino a tutto l’Ottocento. In mostra opere quali Paesaggio Lombardo di Umberto Boccioni, San Martino di Vincenzo Campi e Pace sulle ferite della terra di Renato Guttuso. I solchi non solo costringono la terra a dare frutto, ma la ordinano anche come un elemento costitutivo della società e della storia - basti pensare alla leggenda della fondazione di Roma, il cui confine è delimitato da Romolo con un aratro. In mostra Romolo di Corrado Cagli e l’incisione di Felice Campi con il Suolo di Roma al momento della sua fondazione. Solcare la terra significa prima di tutto prenderne possesso, circoscriverla e modularla. I solchi diventano allora confini, tema della quinta sala.
La qualità fisica della materia terra ha permesso all’uomo, sin dalla sua apparizione sul pianeta, d’interagire con essa creando forme. Non a caso il termine plastica rimanda all’arte di modellare la creta. La sesta sala è dedicata a questo tema. Esposte terrecotte di vari periodi, tra queste l’inedito ritratto di Costanza Bonarelli, modello per il marmo del Museo Nazionale del Bargello, capolavoro di Gian Lorenzo Bernini. E sempre del Bernini il modello per il San Gerolamo della Cappella Chigi Saracini nel Duomo di Siena.
A tre ritratti seicenteschi di San Francesco d’Assisi, conclusione del percorso storico-artistico, è affidato il messaggio della settima sala. Il Cantico di frate Sole testimonia un particolare e inedito sentimento per la natura, vista come un tutto unitario cui apparteniamo e che rimanda immediatamente a Dio, come al suo e al nostro creatore. La francescana fraternità tra tutte le creature libera gli uomini dalla paura e li consegna a un amore reciproco che nasce dal sentire l’universale paternità di Dio. In questo contesto la Madre terra manifesta la sua munifica benevolenza. La terra è nelle nostre mani. Possiamo schiacciarla e sbriciolarla, rinchiuderla e conservarla, proteggerla e sprecarla, farla crescere e germinare. Possiamo persino gettarla. Singolare destino dell’uomo che diviene signore di ciò da cui proviene.
La seconda sezione, “Sguardi della terra contemporanea”, ospita un percorso fotografico con immagini di sei fotografi valdostani. A partire dai temi affrontati nel percorso storico-artistico, Davide Camisasca, Diego Cesare, Francisco De Souza, Stefano Sarti, Marco Spataro e Stefano Torrione propongono, ognuno con la propria sensibilità, una serie di scatti capaci di trascendere dal contesto in cui sono stati realizzati, il territorio della Valle d’Aosta.
Nella terza sezione, “Le parole della terra”, è proposta un’installazione multimediale dedicata alla rappresentazione della terra nelle diverse tradizioni e culture popolari. Grazie alla semplice interazione con un monitor, il visitatore potrà scegliere l’area geografica da cui partire per approfondire l’origine e il significato di alcuni termini che ricorrono nelle altre sezioni della mostra.
“La terra è nelle nostre mani”, è la riflessione suggerita nella quarta e ultima sezione. Al visitatore viene offerta la possibilità di raccogliere un sacchetto di terra con alcuni semi e scegliere cosa farne: disperderla, portarla con sé e far crescere i semi o riaffidarla al Forte di Bard per dare vita ad un’aiuola. Un gesto semplice ma allo stesso tempo di alto valore simbolico, a significare che la terra è nostra e spetta a noi decidere cosa farne.
Segni di Pietra.
Torri, castelli, manieri e residenze.
Disegni e osservazioni di Francesco Corni
11 ottobre 2008 - 15 febbraio 2009
L’evento espositivo, promosso e curato dall’Associazione Forte di Bard, è dedicato alle eccezionali illustrazioni delle strutture fortificate valdostane, a partire dall’anno Mille sino al 1800, realizzate da Francesco Corni, messe a confronto con alcuni tra i più significativi modelli di fortificazione italiani ed europei. La mostra intende presentare, attraverso documenti e immagini video, questo immenso patrimonio, le sue caratteristiche e la sua trasformazione d’uso nei secoli, da castello in fortezza, a residenza di piacere. L’allestimento avvolge il visitatore in una dimensione architettonica unica attraverso il contributo di immagini, musiche e l’ambientazione suggestiva del Forte di Bard.
Profilo dell'artista
Francesco Corni è un maestro dell’arte grafica: i suoi disegni realizzati a china su carta da lucido, ricompongono con grande efficacia stilistica l’imponenza di strutture architettoniche, permettendone una migliore conoscenza attraverso una minuziosa ricostruzione dei dettagli. Il risultato complessivo è una raccolta di opere dal grande valore documentario che rappresentano un prezioso e utile supporto anche per approfondimenti di tipo didattico. L’artista, valdostano di adozione, dal 1975 si dedica alla documentazione dei beni culturali e ambientali, prima come rilevatore nei cantieri archeologici, poi come autore di libri illustrati di grande pregio. Dal 1986 collabora mensilmente con i periodici "Bell'Italia", “Bell'Europa" e “Antiquariato”. Sue tavole sono comparse su riviste straniere a carattere divulgativo quali "Rutas del Mundo", "Mediterranée Magazine" e “Meridien”.
La sua arte nasce dal desiderio di rendere partecipe un sempre maggior numero di persone all'affascinante viaggio dell'uomo nel tempo, attraverso il suo disegno realistico e minuzioso. Così gli splendidi monumenti, che le soprintendenze di tutto il mondo si rammaricano di non riuscire a conservare, non rimangono più simboli incomprensibili, ma si aprono come scrigni per mostrarci i pensieri e le illusioni di chi li ha costruiti. Il disegno diventa un racconto e narra vicende dimenticate che si nascondono dietro piccoli segni, e la curiosità accende l'interesse a scoprire altri segreti, che ci rivelano quanto del nostro presente sia già scritto nel passato.
L'itinerario espositivo
Lungo un suggestivo itinerario che si snoda tra gli spazi espositivi delle Cantine e delle Prigioni del Forte, la mostra presenta al pubblico un centinaio di disegni in cui l’autore, con la tecnica dello spaccato prospettico e della veduta dall’alto, coglie ogni monumento nel suo insieme, illustrando nel contempo, le fasi principali del suo sviluppo e le peculiarità costruttive che lo rendono unico. La mostra si articola in due sezioni.
Nella prima sezione, all’interno delle sei sale delle Cantine, si ripercorre l’evoluzione storico-architettonica della fortificazione valdostana, da strumento di difesa a residenza signorile:
Prima sala Torri Ottoniane e castelli primitivi
Seconda sala Il donjon cilindrico e le residenze castellane
Terza sala Il castello compatto
Quarta sala I castelli degli Challant
Quinta sala La casaforte e la casa borghese
Sesta sala Le corti ecclesiastiche e la Grangia
Nella seconda sezione, allestita nelle Prigioni, la mostra prosegue con tavole che mettono a confronto modelli italiani ed europei a cui si sono ispirati i costruttori valdostani o viceversa. Tra questi, il volume compatto di Verrès si affianca alla Torre di Londra e al Palazzo di Federico II a Lucera, il castello di Issogne alle coeve residenze ecclesiastiche dell’Hotel di Cluny a Parigi e del Priorato di Saint David in Inghilterra, la ridotta esagonale di Pont-Saint-Martin al “keep” dei castelli inglesi di Arundel e Warwich. La fortezza di Bard sarà confrontata con la sorella piemontese di Fenestrelle, con quella del Priamar a Savona e del Forte Diamante a Genova. Il modello a corte centrale che caratterizza il castello di Fénis, trova confronto nei castelli di Gradara (Pesaro-Urbino) e Chambéry, mentre il gusto eclettico del castello in stile presente a Saint-Pierre trova la sua massima espressione nel modello bavarese di Neuswanstein.
In appendice alla mostra il visitatore potrà anche ammirare due plastici che raffigurano il Forte di Bard: il primo, presenta la fortezza come apparve a Napoleone che la rase al suolo al termine della seconda Campagna d’Italia del 1800. Il secondo plastico raffigura il Forte nelle forme attuali dopo la ricostruzione voluta dai Savoia tra il 1830 e il 1838, ad opera dell’ingegnere militare Francesco Antonio Olivero.
In cima alle stelle. L’universo tra arte, archeologia e scienza
Anno 2007
“In cima alle stelle. L’universo tra arte archeologia e scienza” è la grande mostra che il Forte di Bard dedica al tema della relazione tra uomo e universo. Un viaggio evocativo dall’epoca preistorica fino ai giorni nostri, attraverso un percorso multidisciplinare, che coniuga rigore scientifico e aspetti divulgativi. Molteplici linguaggi si fondono per raccontare in cinque momenti, autonomi ma complementari, alcuni aspetti dell’affascinante relazione tra l’uomo e l’universo: installazioni multimediali interattive, ma anche reperti, strumenti, opere d’arte e libri di rilevante valore archeologico, storico e artistico. Durante i mesi della mostra saranno inoltre organizzati sul territorio incontri e conferenze sui temi dell’esposizione.
La mostra è promossa dall’Associazione Forte di Bard in collaborazione con la Soprintendenza Regionale ai Beni e alle Attività Culturali della Regione Autonoma Valle d’Aosta e l’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta e con il sostegno della Regione Autonoma Valle d’Aosta, la Compagnia di San Paolo e la Fondazione Cassa di Risparmio di Torino.
La prima sezione racconta in senso cronologico la stretta relazione che, fin dai tempi preistorici e protostorici, esisteva tra uomo e cielo, quando gli astri scandivano i tempi dei riti, delle semine e dei raccolti. I reperti archeologici scelti provengono dagli scavi di Saint-Martin-de-Corléans ad Aosta e dal Cromlech del Colle del Piccolo San Bernardo, due dei principali siti del ricco patrimonio archeologico della Regione Autonoma Valle d’Aosta. Fra i reperti in mostra le suggestive stele antropomorfe, un calco dell’aratura che determinava l’area sacra e numerosi piccoli oggetti di vita quotidiana e per la pratica del culto che testimoniano come il mondo religioso, espresso attraverso un santuario megalitico di 5000 anni or sono, implichi uno stretto legame con l’osservazione della sfera celeste. Raffaella Poggiani Keller, Francesco Mezzena e Maria Cristina Ronc sono i curatori di questa sezione.
Nella seconda parte dell’esposizione, “La visione del cosmo: il gesto dell’arte, il pensiero della scienza”, nascita e evoluzione del pensiero astronomico moderno sono narrate in senso cronologico e documentate attraverso una selezione di opere d’arte (da Dürer a Suttermans, da Guercino a Tintoretto e Tiepolo, fino a Balla e Fontana), strumenti astronomici e testi scientifici in prima edizione (esemplare il Dialogo sui massimi sistemi di Galileo e il Philosophiae Naturalis di Newton), provenienti dalle maggiori istituzioni culturali e collezioni pubbliche e private italiane ed europee. La sezione propone le conquiste fondamentali dell’astronomia, dalla concezione copernicana della posizione della Terra nel Cosmo fino alla teoria della relatività generale di Albert Einstein, scandite ponendo in relazione formulazione teorica, applicazione tecnica e interpretazione artistica, per restituire nella sua interezza il clima culturale di ogni epoca.
Il terzo momento del percorso espositivo è dedicato all’uomo contemporaneo e alla sua comprensione dei principi fondamentali che reggono l’universo. La sezione parte dalla ricostruzione di due stele antropomorfe (III millennio a.C.), provenienti dal sito archeologico di Saint-Martin-de-Corléans, esposte nella ricostruzione virtuale della loro collocazione originale, che le vedeva in evidente rapporto con l’asse celeste dell’epoca. Il visitatore è introdotto ai principi dello spazio-tempo, il concetto su cui si fonda la moderna cosmologia, immergendosi in un inedito percorso multimediale interattivo. Il progetto è realizzato da Studio Azzurro e ideato in collaborazione con l’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta. Le installazioni proposte sono opere autoriali che attraverso un linguaggio poetico e metaforico, ma scientificamente congruo, permettono di approfondire in modo originale la comprensione dei principi che ci mettono in relazione con il Cosmo.
La quarta tappa del racconto uomo-universo è ancora dedicata all’arte contemporanea: “Dalla Terra alle Stelle (e ritorno)” a cura di Antonella Crippa. Un’ampia area espositiva, collocata negli spazi delle Prigioni del Forte e lungo il percorso di salita alla rocca, indaga il rapporto dell’uomo contemporaneo con le stelle e l’eventuale riscontro delle ricerche scientifiche sull’immaginario artistico delle nuove generazioni. La risposta è affidata a otto giovani artisti affermati a livello internazionale Pierre Huyghe, Olafur Eliasson, Tomas Saraceno, Sandrine Nicoletta, Gianni Caravaggio, Simone Berti, Radioqualia - Honor Harger, Adam Hyde - di cui la mostra propone alcuni importanti lavori e nuove opere realizzate site specific. A ideale completamento della mostra, la Piazza d’Armi del Forte ospita due ulteriori momenti di approfondimento degli aspetti scientifici: un planetario dove il visitatore verrà accompagnato alla scoperta dei principi fondamentali dell’osservazione astronomica e una rassegna fotografica intitolata “Le montagne del Sistema Solare” che propone una selezione di immagini realizzate dalle sonde dell’ESA e della Nasa.
Il naturale legame tra il cielo stellato e la montagna, unito alla vocazione del Forte quale porta di accesso alla cultura e alle tradizioni delle Alpi, fanno di Bard il luogo privilegiato per ospitare questo excursus dalla preistoria ad oggi che, attraverso le testimonianze e le suggestioni dell’arte e della scienza, si propone di fondere saperi diversi attorno ad un unico argomento. Multimedialità, multidisciplinarietà e interattività sono caratteristiche che animano la mostra coerentemente con l’intero progetto allestitivo del Forte.
Alpi di Sogno
Anno 2006
La mostra testimonia il particolare momento della storia dell'arte e della cultura europea in cui la raffigurazione della montagna passa da una confusa percezione a immagine codificata, che investe tanto l'aspetto fisico della conoscenza del territorio, quanto l'evoluzione dei principi della percezione estetica ed emozionale. La rappresentazione della montagna è un aspetto organico alla cultura figurativa del tempo, nutrita dall'interscambio con la letteratura e la cultura scientifica, in stretta correlazione con i canoni della tradizione e il rinnovamento della visione.
Fra Otto e Novecento con lo sviluppo del turismo, dei soggiorni salutari e dell'alpinismo, si assiste a un progressivo avvicinamento della montagna alla città e all'incremento della richiesta di immagini sull'argomento prodotte con le più svariate tecniche: dalla pittura, alla fotografia, all'illustrazione pubblicitaria.
Sezioni collaterali: Le Alpi disegnate: un centinaio di delicati schizzi sulla Valle d'Aosta realizzati dalla "tourista" inglese Henrietta Anne Fortescue di inizio Ottocento e una selezione dei celebri disegni a china di Giuseppe Pietro Bagetti che illustra, con l'occhio attento e preciso del pittore topografo, la traversata del Gran San Bernardo e l'assedio di Bard da parte delle armate napoleoniche.
Percezioni di mutamento, una rassegna di arte contemporanea per evidenziare l'atteggiamento radicalmente diverso degli artisti contemporanei nei confronti della montagna. Non è più l'ambiente il soggetto della rappresentazione, ma l'oggetto artificiale e i segni del l'uomo sul paesaggio.
Gli artisti: Marco Gastini, Walter Niedermayr, Thomas Poehler, Piero Ruggeri, Monica Studer & Christophe Van den Berg, Finlay Taylor, Guy Zahler.
Curatori: Giuseppe Garimoldi, pittore ed esperto di fotografia alpina, e Daniele Jalla storico e coordinatore dei servizi museali della Città di Torino.
Un Comitato scientifico internazionale formato dai direttori e conservatori dei musei prestatori, da studiosi ed esperti, ha affiancato i curatori nella scelta delle opere e nella redazione del catalogo.
Catalogo edito da Silvana Editoriale con saggi di Luigi Di Corato, Giuseppe Garimoldi, Daniele Jalla e Ruggero Pierantoni. Schede e apparati sono a cura di un nutrito gruppo di esperti e studiosi in gran parte degli stessi musei di provenienza delle opere.
Sono state inoltre pubblicate due monografie: "Henrietta Anne Fortescue. Viaggio in Valle d'Aosta settembre - dicembre 1817", con saggi di Silvia Colliard, Marco Cuaz, Giuseppe Garimoldi, Daniele Jalla e Giuseppe Pietro Bagetti. "Napoleone e la traversata delle Alpi". Un racconto per immagini, con saggi di Virginia Bertone e Giulio Massobrio.
Catalogo della mostra: Silvana Editoriale, 240 pag., 24 euro