La Storia del Forte

I primi insediamenti umani nella gola di Bard comparvero nel periodo Eneolitico. Datano dal II millennio a.C. le prime tracce di cultura materiale: incisioni rupestri e coppelle sulle rocce levigate ai piedi del Forte, che documentano rituali propiziatori. A questo proposito va ricordato lo Scivolo delle Donne, una particolare lustratura allungata, prodottasi nel corso dei secoli, mediante la curiosa pratica legata alla fecondità femminile, che consisteva nello scivolare sedute lungo la roccia in pendio.

Lo stretto passaggio tra la Dora Baltea e lo strapiombo roccioso costituisce da sempre un percorso obbligato per entrare in Valle d'Aosta. Il tracciato della strada, tagliato in gran parte nella roccia, risale all'epoca romana: la Via Consolare delle Gallie, costruita dopo la sottomissione definitiva dei Salassi (25 a.C.), e che da Eporedia (Ivrea) raggiungeva i valichi dell'Alpis Graia (Piccolo San Bernardo) e dell'Alpis Poenina (Gran San Bernardo), conserva in questo tratto imponenti resti archeologici: strutture di sostegno formate da poderosi blocchi lapidei, un ponte-viadotto, il ponte sul torrente Albard.

Dal castello medievale alla fortezza sabauda

Data la posizione strategica per il controllo dei transiti, la rocca di Bard dovette essere fortificata fin dall'epoca preromana; le testimonianze documentarie in tal senso sono tuttavia molto più tarde. Alcuni storici individuano qui il presidio armato (clusurae Augustanae) installato dal re ostrogoto Teodorico all'inizio del VI secolo.

Risale al 1034 la prima citazione di un insediamento fortificato: esso apparteneva al visconte di Aosta Boso, i cui discendenti mantennero la signoria di Bard fino alla prima metà del XIII secolo.

Espugnato nel 1242 da Amedeo IV di Savoia, il castello passò da allora direttamente sotto il dominio sabaudo. Un disegno della seconda metà del '500 ne mostra l'antica struttura, costituita da un insieme di edifici dominati da un donjon quadrato e cinti da una doppia cortina di mura munita di torri di guardia; un sistema di bastioni scendeva fino ad abbracciare il borgo.

Nel 1661 il duca Carlo Emanuele II fece smantellare le piazzeforti di Verrès e Montjovet e trasferì tutta l'artiglieria a Bard, che da allora divenne il presidio delle forze del Ducato di Savoia in Valle d'Aosta.

Nel corso del XVII e del XVIII secolo sono documentati vari interventi per ampliare e potenziare le strutture difensive della fortezza.

L'assedio e la resa a Napoleone

Memorabile fu la resistenza opposta a Bard dall'esercito di Vittorio Amedeo II di Savoia alle truppe francesi nel 1704, nel corso della guerra di successione spagnola.

Ma l'episodio militare più noto di cui il Forte fu teatro è l'assedio del 1800. All'alba del 14 maggio di quell'anno i 40.000 uomini dell'Armée de réserve di Napoleone varcarono le Alpi attraverso il Gran San Bernardo per sorprendere l'esercito austro-piemontese che occupava la pianura padana. La calata proseguì speditamente fino a Bard, dove fu arrestata dalla guarnigione di truppe austriache a presidio della fortezza.

La notte del 21 maggio, sorpreso da un attacco notturno, capitola il borgo; ma il comandante del Forte, il capitano Stockard von Bernkopf, non si dà per vinto. Fallito il piano del generale Marmont per trasportare nottetempo i cannoni fino alla sommità della rocca, respinto l'ennesimo assalto, ai Francesi non resta che porre il Forte sotto assedio: dopo un'intera giornata di bombardamenti, il 1° giugno von Bernkopf firmerà la resa ottenendo l'onore delle armi.

La ricostruzione di Olivero

Esasperato dall'inaspettata resistenza, Napoleone fece radere al suolo il "vilain castel de Bard".

Fu Carlo Felice, timoroso di una nuova aggressione francese, a promuovere il rifacimento del Forte nel 1827, affidando il progetto all'ingegnere militare Francesco Antonio Olivero, ufficiale del Corpo Reale del Genio. I lavori si protrassero dal 1830 al '38.

La nuova piazzaforte era costituita da tre corpi di fabbrica disposti su diversi livelli: l'Opera Ferdinando in basso, l'Opera Vittorio nella zona mediana e l' Opera Carlo Alberto in alto. Questo sistema a strutture autonome, munite di casematte per l'artiglieria, era in grado di garantire la reciproca difesa in caso di un attacco nemico.

Nel complesso la fortezza era dotata di 283 locali e poteva ospitare fino a 416 uomini (il doppio con sistemazione paglia a terra); i magazzini potevano contenere munizioni e provviste sufficienti per tre mesi e l'armamento contava una cinquantina di bocche da fuoco.

Alla fine dell'800 il Forte si avvia al declino: non più coinvolto in episodi bellici di rilievo, fu dapprima utilizzato come bagno penale ed in seguito destinato a deposito di munizioni.

 
 
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